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LAURA ONOFRI
la Parità è un bene in Comune

E dopo?

Ieri per l’8 marzo le donne sono scese in piazza in 54 città in tutto il mondo. Anche in Italia la moltitudine di donne, moltissime giovani, che hanno dato vita a cortei colorati ci fa capire che c’è una voglia, una volontà di rimettere al centro il tema delle discriminazioni che ancora le donne subiscono: la violenza, la parità retributiva e occupazionale, la precarietà, il welfare…di riaffermare che la cultura sessista ancora permane nella nostra società e che va contrastata.

La manifestazione è stata indetta con un appello che oltre a scendere in piazza invitava le donne a scioperare: ma con quale obiettivo?

Lo sciopero, per essere uno strumento incisivo deve avere una piattaforma chiara, precisa…puntare su rivendicazioni concrete.

Le organizzatrici della manifestazione  ribattono  che  “ questo sciopero è invece maledettamente concreto, come maledettamente concrete sono le motivazioni che hanno portato le donne di tutto il mondo ad alzare la testa e a mobilitarsi. La piattaforma che stiamo scrivendo –il Piano femminista contro la violenza – sta lavorando all’individuazione di risposte altrettanto concrete ed efficaci al problema della violenza maschile sulle donne, intesa come questione sistemica e strutturale, che attraversa quindi tutti gli ambiti della vita delle donne, non da ultimo quello del lavoro.”  

I contenuti di questo sciopero sono assolutamente condivisibili e prioritari per il superamento della disparità  a sfavore delle donne ancora presente nel nostro Paese ….ma il punto è un altro: lo sciopero serve a fare pressione sulla controparte avendo già elaborato un obiettivo rivendicativo chiaro, concreto. L’arma che potenzialmente poteva essere incisiva…non è stata  calibrata e rischia di risultare “spuntata”

Come fu per il 13 febbraio, la grande manifestazione che mobilitò milioni di persone in Italia, il rischio è quello di non saper andare oltre, di non trovare la strada per utilizzare la massa critica  per ottenere risultati (pochi magari, ma tangibili…) concreti.

Abbiamo ormai capito da tutte le esperienze passate che senza avere un’interlocuzione con chi ci governa e delle strategie unitarie, non si faranno passi avanti.

Come dice Alessandra Bocchetti, una delle voci più autorevoli del femminismo italiano questa è forse stata un’occasione perduta “perchè non inciderà politicamente, come purtroppo non ha cambiato nulla la manifestazione del 26 novembre 2016, a cui comunque ho partecipato. Ci siamo fatte sentire, vedere, eravamo 250mila donne in corteo, e nemmeno una conquista reale”

L’unica cosa positiva, è sicuramente il coinvolgimento di tante giovani, silenti per molto tempo, che si sono riprese la piazza. Ma sapranno unire? Trovare le parole giuste per un nuovo femminismo che coinvolga tutte e tutti  e che persegua con lucidità e senza steccati ideologici le battaglie per una verà parità?