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LAURA ONOFRI
la Parità è un bene in Comune

Perchè voterò sì

Vorrei iniziare con questo post di Pierfranco Majorino, assessore alle Politiche sociali di Milano, che condivido:

“c’è una cosa disturbante che deriva da alcuni sostenitori del NO. L’idea che la Sinistra siano solo quelli che rifiutano la Riforma. E’ un principio sbagliato. Come era sbagliato l’utilizzo del termine “accozzaglia” rispetto a cui, a dispetto di alcuni suoi fans, proprio Renzi ha chiesto scusa. La SINISTRA è “un punto di vista sul mondo”. Che può ovviamente essere declinato in modi molto differenti e tra loro – nella storia anche tragicamente – pure conflittuali. 
Ma non è riducibile e “detenibile” da qualcuno contro  qualcun altro. E soprattutto, vorrei darvi questa incredibile notizia, il 4 dicembre si vota sulla Riforma istituzionale, non sul tasso di globuli rossi presente in ciascuno di noi.”

Sono stata indecisa per molto tempo, cercando di capire, di valutare, partecipando ad incontri e cercando di ascoltare, il più laicamente possibile, le ragioni del  e del No, discutendone con amici e familiari, divisi equamente fra una parte e l’altra.

Ho deciso di tenermi fuori dalle esternazioni gridate, dai commenti risentiti di post ed articoli  pubblicati sui social dai due schieramenti che spesso assomigliavano più al tifo di una squadra di calcio che riflessioni ponderate di giuristi, politici e commentatori, proprio per non entrare in quel clima odioso da “guerra civile” che ti fa guardare con sospetto ed aggressività chi non la pensa come te…

Ho apprezzato invece commenti pacati e articolati di giuristi  come  Paolo Borgna o Paolo Berti per il NO nonché  Riccardo Montanaro o Nicolò Ferraris per il SÌ

E alla fine, ho deciso di votare .

E qui vorrei spiegare le mie ragioni: premetto che questa riforma in molte parti non mi piace,  anche se ne apprezzo alcuni aspetti positivi, come la modifica dell’art. 117 del Titolo V, che assegna allo Stato materie importanti  che interessano anche molto  le donne,   e consente  un’applicazione omogenea delle norme sul territorio nazionale – penso, ad esempio, alla  l. 194 o al piano contro la violenza o  ancora alla distribuzione equilibrata dei servizi di welfare; per la prima volta viene, poi, introdotto nella Costituzione il principio dell’equilibrio della rappresentanza che attua una democrazia realmente paritaria, obiettivo di tante battaglie in questo campo.

Il mio è un voto dichiaratamente politico: perché  dopo il 5 dicembre non è vero che per il nostro Paese  non cambierà nulla.

Gli scenari che si presentano  che vinca il   SÌ o che vinca il NO sono molto diversi.

Chi mi conosce sa che non sono una renziana né della prima, né della seconda ora. Sono stata molto critica su tanti provvedimenti  di questo governo; il jobs act e l’abolizione dell’art.18 sono provvedimenti assolutamente non condivisibili: limitare i diritti dei lavoratori non significa creare lavoro. La riforma della “buona scuola” ha molti limiti e soprattutto, come  tanti provvedimenti di questo governo,  sono realizzati senza un confronto vero, reale con le parti sociali. Va però riconosciuto a Renzi  un decisionismo, mancato per troppi anni nel nostro Paese. L’audacia e la convinzione che ha dimostrato in Europa e nelle relazioni internazionali  (per esempio sul tema dei migranti o sull’austerity nonché sul caso di Giulio Regeni)  è mancata a  tanti suoi predecessori. L’ho apprezzato per aver dedicato attenzione ai temi dei diritti civili,  portando a casa risultati importanti: la legge sulle unioni civili ma anche  alcuni provvedimenti sulle tematiche di genere come l’inserimento di  norme di democrazia paritaria nell’Italicum, la reintroduzione della convalida delle dimissioni rassegnate dalla donna lavoratrice o l’introduzione  di un congedo retribuito di  3 mesi per le donne vittime di violenza di genere, lavoratrici del settore privato o pubblico.

Faccio questa premessa per dire che sono critica per molte politiche di questo governo e  vorrei un cambiamento, una svolta…vorrei un Paese più spostato a sinistra, impegnato ad eliminare le disuguaglianze, un Paese più attento ai bisogni degli ultimi, di chi sta indietro, dei giovani e degli anziani che sempre maggiormente vanno ad aumentare il numero di  famiglie in povertà assoluta (cioè più di 4,5 milioni di individui – dato sicuramente allarmante perché è il più alto dal 2005,  anche se non certamente imputabile solo a questo esecutivo ma in gran parte alla crisi economica mondiale e ai governi precedenti che non hanno assunto misure efficaci per contrastarla).

Ma siamo sicuri che votando NO ci sia questo cambiamento? quali alternative abbiamo nel caso in cui Renzi esca sconfitto da questo referendum? Quelle di un governo tecnico (e sarebbe la meno pericolosa, ma ugualmente inquietante, visti i precedenti….) che vivacchi sino alle prossime elezioni politiche e che riporti il Paese nelle sabbie mobili? o quelle di un rimpasto sempre più spostato a destra…o quelle catastrofiche delle elezioni anticipate con una vittoria abbastanza scontata di Grillo o della destra di Salvini? No grazie…

La mia decisione l’ho maturata dopo l’elezione di Donald Trump…quello scenario, da molti considerato assolutamente  inverosimile si è verificato…, così come si è verificata la Brexit, così come  potrà vincere  in Francia  Marine Le Pen, anche paesi come  l’Austria, l’Ungheria  e la Polonia  sono guidati da governi di destra populisti e xenofobi: perché quest’eventualità non dovrebbe riguardare anche l’Italia?

La vittoria del NO penso possa contribuire  a regalare il Paese alle destre e ai populisti, io invece credo ancora che l’Italia possa essere un argine all’ondata  razzista e  xenofoba, che ha come unico obiettivo quello di costruire muri, lasciare naufragare i barconi di coloro che fuggono da guerre, uccisioni e fame, un’Italia  che può proseguire la strada per una reale affermazione dei diritti civili e delle politiche di vera parità. Non è infatti il capo del maggior  partito sostenitore del NO quello che  invita a votare con la pancia e non con la testa…?

Se vince il NO non ci sarà il tempo per creare alternative, non ci sarà tempo  per riunire  chi ha gli stessi  valori. Non ci sarà tempo per realizzare  ponti all’interno di quella sinistra in cui io credo, al cui interno ho sempre fatto il mio percorso politico, nell’unità della quale ho sempre sperato.

Quindi voto  SÌ  perché voglio avere il tempo e la speranza di costruire….di costruire un’alternativa vera e seria  a Renzi all’interno del mio partito ma anche insieme alle forze di sinistra responsabili ed affidabili.

Voto SÌ perché molti dei  politici della sinistra che mi piace come Pisapia, Zedda o Barca responsabilmente credono che, in caso di vittoria del NO non avremmo un anno di tregua nel quale sarà possibile lavorare per riorganizzare il paese, ma  un Parlamento ancora più diviso, paralizzato e un periodo di instabilità  politica che non farebbe bene all’Italia e alla sua credibilità nel contesto internazionale e che avrebbe riflessi negativi anche a livello economico e sociale.

Voto SÌ infine perché sto con una persona seria e perbene come Gianni Cuperlo che bene ha espresso le ragioni che lo hanno convinto a votare SÌ e che sono anche le mie; cambiare l’Italicum, infatti, era una delle condizioni per poter votare questa riforma : «Sono un uomo di dubbi, però poi mi assumo la responsabilità. Non sono io l’incoerente. Evidente che non si può essere completamente soddisfatti, ma abbiamo ottenuto quello che come minoranza abbiamo chiesto per mesi. Quindi da parte mia firmare un documento su queste modifiche all’Italicum – i collegi per eleggere i deputati, il no al ballottaggio, il premio di governabilità, oltre all’elezione diretta dei nuovi senatori – è stato un atto di coerenza.” quando si sta in un partito ci si deve fidare…e spero che questo Matteo Renzi se lo ricordi.

A coloro,  molti dei quali  giuristi,  che antepongono l’importanza della nostra Costituzione,  dico che anch’io in un altro momento sarei stata d’accordo e mi avrebbe fatto paura un intervento non ponderato, non tecnicamente ineccepibile  sulla nostra Carta, oggi però  temo ancora di più le conseguenze politiche del voto di domenica, in questo particolare  panorama europeo e mondiale. Non mi interessa chi ha innescato questa spinta: al di là delle dichiarazioni di Renzi sui risvolti politici  che il  voto avrebbe avuto all’inizio della campagna referendaria, penso che la bocciatura di una riforma costituzionale sia per un governo uno stop quasi automatico.

Queste sono le ragioni per cui voterò SÌ, seppur con tristezza e  senza l’afflato e l’entusiasmo  dei referendum passati  per i risultati dei quali ho lottato, in cui non c’erano dubbi e in cui le battaglie erano fatte insieme alle persone con cui condividevo valori e principi.

Spero che il 5 dicembre si possa archiviare questo periodo, che seppur in molti casi e  specialmente per molti giovani è stato un momento di confronto serio, reale ed approfondito, in altri è apparso più  come una  “guerra tra Guelfi e Ghibellini”  di cui il nostro Paese, in un momento così devastato da calamità naturali e sociali,  non avrebbe proprio avuto bisogno!